
G. Zappitello, Antologia  filosofica, Quaderno primo/6,
Cristianesimo, filosofia greca, mondo romano e medievale. Capitolo
Undici. Il cristianesimo da Agostino al Medioevo. La prima
Scolastica.

Il problema degli universali e la prima Scolastica.

Flatus vocis o archetipi reali?.

Il pi grande dibattito affrontato dal pensiero medievale riguarda
il problema degli universali. Qual  la giusta interpretazione di
termini come uomo, animale, eccetera? Essi designano una realt
universale ante rem oppure si riferiscono semplicemente agli
esseri individuali post rem? I pensatori medievali formulano due
risposte antitetiche a questo problema: quella nominalistica
esemplificata da Roscellino (1050-1120) e quella realistica di
Guglielmo di Champeaux (1070-1121) e di Anselmo d'Aosta (1033-
1109). La prima sostiene che gli universali sono semplici flatus
vocis (emissioni di voce, cio nomi), che servono per
distinguere realt individuali. La seconda, invece, considera gli
universali, rifacendosi al platonismo, come gli archetipi dei
quali le cose sono particolari manifestazioni.
Il problema ha comprensibili risvolti religiosi: la tesi
realistica permette di capire senza alcuna difficolt come il
peccato di Adamo e di Eva abbia irrimediabilmente corrotto il
genere uomo presente nei progenitori e lo abbia trasformato in
quella massa dannata della quale ha parlato Agostino. La tesi
nominalistica, invece, rende pressoch inspiegabile la
trasmissione della colpa originale nei discendenti di Adamo e di
Eva, perch considera reali soltanto i singoli individui, ma non
il genere.
Mette conto soffermarsi un momento su Anselmo d'Aosta almeno per
due motivi. Egli  l'autore di una famosa prova dell'esistenza di
Dio: l'esistenza di Dio  implicita nel concetto di essere
perfettissimo che si ha di Dio. Se egli non esistesse si andrebbe
incontro a una contraddizione, perch tale concetto di essere
perfettissimo sarebbe privo di una perfezione, l'esistenza. Questa
prova, che solleva obiezioni presso alcuni autori medievali non
convinti della correttezza del passaggio da una realt logica a
una ontologica, ha una tipica struttura dialettica, simile ai
paradossi di Zenone e all'aporia del mentitore, perch implica un
autoriferimento tra forma e contenuto della proposizione, cio tra
conceptus e conceptum, concepiente e concepito.
L'altro motivo per il quale  opportuno ricordare questo pensatore
consiste nella formula con la quale si pu sintetizzare il suo
pensiero: Credo ut intelligam (Credo per capire) [...]. La fede
 la premessa per capire, ma la fede da sola sarebbe incompleta:
ha bisogno della ragione. Anche uno spirito religioso come Anselmo
esige la presenza della ragione, e difende strenuamente l'ambito
di applicazione e di validit rispettivamente della fede e della
ragione.
 (P. A. Genesini, Aristotele e la logica nel pensiero antico e
medioevale, G. D'Anna, Messina-Firenze, 1982, pagine 43-44)

